Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/283

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appendice 273


Io non esamino quale sia stata la condotta delle persone componenti la commessione: fo la storia delle cose e non delle persone. Ma, quando si pubblicò la legge colla quale fu istituita, mi parve che, se mai la ragione avesse un linguaggio suo proprio, essa, in questo linguaggio, avrebbe potuto tradurre cosí la legge: «Cittadini, il governo da oggi in avanti non fará che le leggi: il dar de’ premi a coloro che sanno eseguirle o farle eseguire spetterá a questi cinque che noi v’indichiamo: essi sono i vostri sovrani. Affinché la vostra libertá sia assicurata, voi affiderete il vostro nome, le vostre virtú, i vostri talenti, le vostre fatiche all’arbitrio di costoro; affinché i loro giudizi siano piú pronti o piú imparziali, esamineranno la vostra condotta mentre nessuno l’accusa, udiranno chi voi non sapete, e pronunzieranno la sentenza irrevocabile senza né udirvi né darvi campo a difesa. La sovranitá non potrá piú accordar la sua confidenza a chi le piace, e voi non potrete senza il permesso di questi cinque goder gli effetti della confidenza che vi accorda la vostra patria». Questo era il linguaggio con cui si voleva stabilire la sovranitá del popolo e la libertá de’ cittadini! Come mai un governo di libertá e di legge potea fondarsi sugli esempi di tirannia e d’ingiustizia? È vero, e da’ sapienti si è detto, doversi anche i governi liberi fondar colla forza; ma conviene che questa forza sia nel popolo o nel legislatore. I legislatori nostri mostrano la debolezza in faccia ad una classe di persone che non era il popolo. Ma le fazioni, lungi dall’acquietarsi dopo una debole condiscendenza, si rendono piú audaci, e solo colui può imporre silenzio a tutti i partiti, il quale, essendo giusto e ragionevole e formando la felicitá vera del popolo, trae questo al partito suo. Quando l’istituzione è cattiva, impedisce agli uomini buoni di fare il bene. Questa commessione riprovò moltissimi che non meritavano di esser riprovati, ed approvò molti che non doveano esserlo. Solito effetto delle istituzioni arbitrarie, o che siano in mano di un solo o di molti o di pochi. Questa commessione non poteva né dovea esaminare il merito e le virtú, ma solo era giudice di patriottismo1.

  1. Lo ripeto: la causa dell’errore era ne’ principi e non nelle persone. Erano due cose diverse esser patriota e meritare un impiego. Ma intanto si diceva: — N... è un ottimo patriota; facciamolo generale. — Ma è cattivo generale... — Non importa, è patriota. — Quando si ragiona cosí, qual differenza tra questo linguaggio e quello di un despota, il quale dica: — M... è ignorante, è pazzo, è venale; ma è mio favorito, ed io lo voglio magistrato — ?
V. Cuoco, Saggio storico. 18