Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/293

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appendice 283

gli avea fatto, da cui nulla egli avea che temere, ma che tanti mali e tanti timori cagionava agli altri. Emigrò due anni prima della rivoluzione, perseguitato dalla corte, che giá lo temeva.

p. 209, v. 29: Scotti Marcello. Io renderò questo omaggio alla modestia di quest’uomo, come Rousseau lo rese al sua patriota Abauzit.

ivi, v. 34, dopo «Giannone» è apposta la nota: La posteritá riderá certamente della quistione della chinea, agitata fino nel secolo decimottavo. Ma la filosofia ed il gusto, anche quando non si parlerá piú di chinea, apprezzeranno la Monarchia papale e l’Allocuzione del cardinale al papa, che Scotti e Salfi ci diedero.

p. 211, v. 16, dopo «italiana» è apposta la nota: Si avverta che quest’opera è composta qualche mese fa, quando le circostanze erano diverse (Nota dell’editore).

ivi, v. 25, invece del brano conclusivo, il seguente: Masaniello, senza i nostri lumi, ma nel tempo istesso senza i nostri vizi e gli errori nostri, suscitò in tempi meno felici una gran rivoluzione in quel regno; la spinse felicemente avanti, perché la nazione la desiderava; ed ebbe tutta la nazione con lui, perché egli voleva solo ciò che la nazione bramava. Con picciolissime forze, Masaniello ardí opporsi, e non invano, all’immensa vendetta della nazione spagnuola. Masaniello morí, ma l’opera sua rimase; né i napoletani avrebbero allora perduta la libertá, se, mossi dal funesto delirio, non avessero mendicati gli aiuti del romanzesco duca di Guisa, il quale portò tra noi idee e costumi che non eran quelli della nazione, e costui, da amico e protettore, non avesse voluto divenir padrone. Allora la nazione napoletana, che si era mossa contro la Spagna per amore della libertá, per lo stesso amore sí riuní alla medesima.

Ma, se mai il corso degli anni rimenerá in Napoli nuove occasioni di libertá, rammentino i repubblicani che il primo mezzo di render felice una nazione è quello di amarla, il secondo è quello di conoscerla: né la stima servile né la vile ammirazione né le dottrine de’ stranieri renderanno mai gli animi energici e sublimi, quali conviene che siano gli uomini liberi, né l’amor della patria si potrá mai generare negli umani petti senza la stima di se stesso.