Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/302

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292 rapporto al cittadino carnot

cannoni, di òbizzi, di mortai, ecc., e rendere cosí Sant’Elmo un baluardo inespugnabile di difesa? Ma quali dati, qual’ipotesi io cerco ammettere! Chi non vede i miserabili sutterfugi della calunnia, i ripieghi della perfidia?... Se si volesse credere all’ amico di Foissac, bisognerebbe rinunciare a tutte le regole della critica, opporsi al buon senso, dare una direzione diametralmente opposta al pendio del cuore umano, insomma bisognerebbe rovesciare il mondo morale ed entrare nel caos dell’inverisimile.

Ma Méjan era necessitato di ricorrere a questi ripieghi, altrimenti non potea spiegare l’intero piano della sua condotta. Infatti, allorché i venti del regalismo, soffiando alle gole di Napoli, minacciavano il naufragio del vascello repubblicano; allorché il sacrilego cardinal Ruffo, accerchiato dalle orde selvagge della tirannia e colle fiaccole accese della religione, dopo di aver portato il ferro e ’l fuoco, la devastazione e l’eccidio ne’ dipartimenti a nome di un Dio di pace; dopo di avere innalzate innumerevoli ecatombi nelle Calabrie, nella Puglia e nella Campania; dopo di aver commesse le scelleraggini, che sono sconosciute anche da’ cannibali, ne’ luoghi i quali percorse; dopo di averli convertiti in vasti cimiteri; allorché questo boia inviato dal paradiso affrontò nelle pianure del ponte della Maddalena i patrioti, che non erano allora molto inferiori in numero, Méjan poteva mandare in soccorso loro almeno un pugno di francesi. Ma qual soccorso! Egli divenne inesorabile alle istanze le piú vive, alle premure le piú calde del governo. Di giá le sue mani, imbrattate del lucido fango degl’inglesi, di giá si disponevano ad ergere il trono sulla bara funebre ed insanguinata della repubblica... Truce idea! amara rimembranza!...

Nell’attacco essendo stati respinti i patrioti, i quali allora davano i primi passi nella carriera delle armi, i nemici ebbero campo ad entrare nella cittá ed occupare i forti del Carmine, di Pizzofalcone, di Posilipo. Sicché la plebaglia, per ordine dell’esecrabile Ruffo, si diede in preda al saccheggio, alle rapine ed a tutti gli eccessi dell’anarchia. Non si risparmiarono neppure le case de’ regalisti i piú forsennati. Tante sciagurate