Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/353

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rapporto al cittadino carnot 343


Vincenzio Russo dunque non era destinato a vivere in un paese in cui la virtú era menata al patibolo. Infatti la regina lo adocchia e cerca tirarlo nella rete della perdizione. Russo fugge, e dove va? Egli non va a cercare ospitalitá in Francia... I francesi, per lui, sono corrotti. Va a ritrovare ne’ monti dell’Elvezia la povertá, la frugalitá e la semplicitá de’ costumi! — Lo svizzero — egli mi dicea — lo svizzero solamente è capace di libertá nell’Europa. —

Dalla Svizzera passò nella Cisalpina, dove sparse gran lumi ed acquistò un nome immortale. Quindi andò in Roma libera, dove diede alla luce i suoi Pensieri politici; opera in cui domina uno spirito di originalitá, in cui si ravvisa un certo carattere di grandezza. Felici quei popoli che possono profittare delle sue lezioni! Felici gli uomini che possono veder realizzati i suoi progetti!

Liberata Napoli, egli ritornò in seno della patria, la quale si pose a servire in qualitá di semplice soldato. Ma Russo non era fatto per agire colla mano: egli aveva un gran capitale nella mente e nel cuore, per poterlo impiegare a beneficio della nazione. Sicché sul principio fu eletto commissario di dipartimento, e poscia rappresentante. Non volle mai ricever paga o compensazione alcuna delle sue fatiche, e fece replicate mozioni nel governo sulla diminuzione de’ soldi delle persone impiegate.

Tutte le sue misure tendevano a compiere la grande opera della rivoluzione, di cui i francesi ne aveano fatto il semplice getto. Il regno della libertá non poteva ergersi sul solo rovescio del trono. Fondare la morale, creare lo spirito nazionale, estirpare gli abusi, i cattivi abiti e gli errori per mezzo dell’educazione, combattere il lusso e la corruzione con ispargere i semi dell’amor della virtú e della patria, animar l’agricoltura, fare scomparire la sproporzione de’ beni, accendere un fuoco marziale nella massa del popolo agguerrendolo, custodire il palladio dell’indipendenza sotto l’egida delle forze nazionali, senza addormentarsi in seno della protezione dello straniero, era appunto fare una rivoluzione, ed una rivoluzione attiva.

Un tal sistema necessariamente gli dovea procurare de’ nemici, e cosí accadde: il serpe dell’invidia incominciò a fischiare contro di lui. La mediocritá, di concerto con l’interesse privato, si sollevò contro i di lui progetti di riforma, e per riuscire implorò soccorso dalla calunnia, la quale fece i maggiori sforzi per profanare il tempio della saggezza.