Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/92

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82 saggio storico

conoscer degno di una causa migliore. In una cittá aperta trattenne per due giorni l’entrata del nemico vincitore, ne contrastò a palmo a palmo il terreno: quando poi si accorse che Sant’Elmo non era piú suo, quando si avvide che da tutt’i punti di Napoli i repubblicani facevan fuoco alle sue spalle, vinto anziché scoraggito, si ritirò, meno avvilito dai vincitori che indispettito contro coloro ch’esso credeva traditori.


XV

PERCHÉ NAPOLI DOPO LA FUGA DEL RE NON SI ORGANIZZO A REPUBBLICA?



Il re era partito, il popolo non lo desiderava piú. Egli avea spinto fino al furore l’amor d’indipendenza nazionale, che altri credeva attaccamento all’antica schiavitú. Quando il popolo napolitano spedí la deputazione a Championnet, non volle dir altro che questo: — La repubblica francese avea guerra col re di Napoli, ed ecco che il re è partito; la nazione francese non avea guerra colla nazione napolitana, ed intanto perché mai i soldati francesi voglion vincere coloro che offrono volontari la loro amicizia? — Questo linguaggio era saggio, ed i napolitani, senza saperne il nome, erano meno di quel che si crede lontani dalla repubblica.

Ma, siccome in ogni operazione umana vi si richiede la forza e l’idea, cosí per produrre una rivoluzione è necessario il numero e sono necessari i conduttori, i quali presentino al popolo quelle idee, che egli talora travede quasi per istinto, che molte volte segue con entusiasmo, ma che di rado sa da se stesso formarsi. Piú facili sono le rivoluzioni in un popolo che da poco abbia perduta una forma di governo, perché allora le idee del popolo son tratte facilmente dall’abolito governo, di cui tuttavia fresca conserva la memoria. Perciò «ogni rivoluzione — al dir di Macchiavelli — lascia l’addentellato per un’altra». Quanto piú lunga