Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/95

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xv - perché napoli non si organizzò a repubblica 85

allora una folla infinita si era rimescolata di mercatanti di rivoluzione, che desideravano per calcolo un cangiamento. Era giá passato il primo momento: troppo innanzi era trascorso il popolo; gli stessi saggi disperavano di poterlo piú frenare, gli stessi buoni desideravano una forza esterna che lo contenesse.

Forse i francesi istessi eran giá troppo vicini. Quell’operazione che avrebbe potuto riuscire a’ 25 di dicembre, allorché la Cittá la fece da re, facendo aprir di suo ordine le cacce del sovrano giá partito, difficilmente potea eseguirsi allorché i francesi erano a Capua. Per quanto disinteressata fosse stata la Cittá nelle sue operazioni e lontana dalle sue idee di oligarchia, volendo però formar la felicitá della nazione, non potea né dovea allontanarsi dalle idee nazionali; e troppo queste idee sarebbero state lontane dall’idee di molti altri. Ora i piú leggeri dispareri si conciliano con difficoltá, quando vi sia una forza esterna pronta a sostenere un partito. I partiti non cedono se non per diseguaglianza di forza o per vicendevole stanchezza di combattere: molte offese si tollerano e, tollerando, molti mali si evitano, sol perché non possiamo sul momento farne vendetta; e la concordia tra gli uomini è meno effetto di saviezza che di necessitá. Le potenze estere, pronte in tutt’i tempi a prender parte, prima nelle gare tra fazione e fazione di una medesima cittá, indi nelle dispute tra uno Stato e l’altro, hanno distrutta prima la libertá e poscia l’indipendenza dell’Italia. Niuna nazione piú della napolitana ne ha provati gl’infelici effetti. Tra le tante potenze estere che vantavano un titolo su quel regno, ogni gara che sorgeva tra’ cittadini, vi era un estero che vi prendeva parte: talora gli esteri stessi fomentavano le gare; i cittadini, per essere piú forti, univano i loro disegni a quelli dell’estero, simili al cavallo che,


    che non poteva e non doveva, per le differenze che vi erano tra le due nazioni, imitarsi. La prima era la classe de’ furbi, la seconda de’ fantastici. Non s’intende al certo parlare di quel ragionevole attaccamento che anche gli uomini dabbene doveano provare per quella nazione trionfatrice, da cui allora dipendeva la felicitá della patria. Ma il nobile attaccamento di costoro onorava ambedue le nazioni, mentre il vile o sciocco partegianismo de’ primi era indegno e della nazione liberata e della liberatrice.