Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/96

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86 saggio storico

per vendicarsi del cervo, si donò ad un padrone; e cosí quel regno è stato per cinque secoli (quanti se ne contano dall’estinzione della dinastia de’ Normanni fino allo stabilimento di quella dei Borboni) l’infelice teatro d’infinite guerre civili, senza che una di esse abbia potuto giammai produrre un bene alla patria.

Io forse non faccio che pascermi di dolci illusioni. Ma, se mai la repubblica si fosse fondata da noi medesimi; se la costituzione, diretta dalle idee eterne della giustizia, si fosse fondata sui bisogni e sugli usi del popolo; se un’autoritá, che il popolo credeva legittima e nazionale, invece di parlargli un astruso linguaggio che esso non intendeva, gli avesse procurato de’ beni reali e liberato lo avesse da que’ mali che soffriva; forse allora il popolo, non allarmato all’aspetto di novitá contro delle quali avea inteso dir tanto male, vedendo difese le sue idee ed i suoi costumi, senza soffrire il disagio della guerra e delle dilapidazioni che seco porta la guerra; forse... chi sa?... noi non piangeremmo ora sui miseri avanzi di una patria desolata e degna di una sorte migliore.


XVI


STATO DELLA NAZIONE NAPOLITANA




L’armata francese entrò in Napoli a’ 22 di gennaio. La prima cura di Championnet fu quella d’«istallare» un governo provvisorio, il quale, nel tempo stesso che provvedeva ai bisogni momentanei della nazione, doveva preparar la costituzione permanente dello Stato. Una cura tanto importante fu affidata a venticinque persone, le quali, divise in sei «comitati», si occupavano de’ dettagli dell’amministrazione ed esercitavano quello che chiamasi «potere esecutivo»; riunite insieme, formavano l’assemblea legislativa.

I sei comitati erano: 1° centrale, 2° dell’interno, 3° di guerra, 4° di finanza, 5° di giustizia e di polizia, 6° di