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292 Cuore infermo

era stata una prova. Era stata troppo felice ed il Signore aveva voluto castigarla un pochino, farle intravedere che per tutti vi è il male e il bene. Coraggio, la vita ricominciava. Poi, in caso, vi doveva essere un rimedio. Sicuro, un rimedio a cui non aveva mai pensato; un rimedio pronto, efficace, uno di quegli stupendi rimedi che sono la salvezza di un’esistenza. Procurarselo sarebbe stato facile. Non ci voleva che denaro; ella ne aveva, per fortuna. Come non pensarci prima? La guarigione era là, vicino ad essa, e lei a passarvi daccanto, senza voltarsi!

Era completamente tranquilla. Quasi sorrideva. In sè stessa maturava tutto un piano. Pensava quanto tempo sarebbe stato lontano Marcello, quanto tempo avrebbe potuto star lontana lei stessa, per andare... guardò l’orologio. Erano le tre, poteva andare, l’avrebbe forse trovata in casa, e là, destramente, senza lasciarsi scorgere, avrebbe potuto sapere, e dopo non le rimaneva altro a fare che...


Quando entrò da Fanny Aldemoresco, la trovò presso il caminetto, a cucire non so che di piccolo, che la brunettina nascose frettolosamente.

— Sei una freddolosa; di febbraio il fuoco — disse Beatrice, sedendosele accanto, dopo le solite espansioni.

— Capisci, è quel meticoloso di Alessandro che mi vi costringe. Ha sempre paura che mi raffreddi, che caschi ammalata... poi...

— Sono venuta qui, a stare un momento con te. Marcello è uscito presto per andare da papà, ero sola, ho fatto attaccare ed eccomi qui.

— Benvenuta sempre. Marcello non ti lascia mai un momento, a quel che pare?