Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/103

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DELLA TERRA E DEGLI EROI

e dico: “Il mio giorno incomincia„
con ineffabile gaudio
entro me udendo il respiro
2037lene del divino fanciullo.

Lui sotto il platano, ancora
dormente, lasciai tra il suo gregge
nell’Alti. E come dal cavo
còrtice sgorga la copia
del miele e liquida cola
giù pel tronco insino alla ceppa:
2044la flava ricchezza adunata
dall’api sembra una gomma
pingue che gema dal cuore
dell’arbore, dono agli umani:
così la sua grazia facea
ricco il platano sterile
e quasi apparia stirpe d’oro
2051prodotta co’ i rami e le frondi
naturalmente alla luce.
Tacito partìimi, nudato
i piedi, per mezzo la bianca
strage dei marmi, scendendo
a riva. E la veste di lino
erami grave. Mi scinsi.
2058Palpitai nell’aere chiaro.

Con qual grido in me riconobbi
l’antica natura dell’acqua
scagliandomi nella corrente


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