Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/109

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DELLA TERRA E DEGLI EROI


E dalla tua bianchezza
immobile, o Statua sculta
pel fronte sereno del Tempio,
erompe il furor degli Atridi,
propagansi l’odio fraterno
e la libidine incesta
2212e l’ebrietà dell’eccidio
e i singulti e gli ululi e i lagni
che trae dalle fauci umane
la cieca percossa del Fato.
O Ippodàmia, e lungi
alla tempesta dei mali
nella dolce luce un divino
2219cigno canta il suo giovenile
inno verso la Morte.
“Recate i canestri! Versate
sul fuoco l’orzo lustrale!
Conducete vittima all’ara
me trionfatrice dell’alta
Ilio! Coronatemi il capo!
2226All’Ellade io do la mia vita.„

Chi dunque canta? La stirpe
di Pelope, Ifigenìa,
l’Atride cara ad Achille,
ebra di gloria, futura
luce dell’Ellade, innanzi
alla moltitudine in arme,
2233andando pel florido prato
verso il bosco sacro


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