Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/110

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

d’Artèmide. “Per la mia patria
e per tutta l’Ellade io muoio!
Ma degli Argivi alcun non mi tocchi.
Tenderò la gola in silenzio.„
Ed Achille, preso il canestro,
2240tolta l’acqua, circa l’altare
corre invocando la dea
per le navi e per l’aste.
Rapisce la dea, sotto il ferro
del sacrificatore,
la vergine intatta. Prodigio!
Su l’altare palpita occisa
2247la grande cerva montana.

In alto, per l’incolpato Etra,
per la via de’ venti e degli astri,
la suora d’Apolline reca
nelle candide braccia
la nata del sangue d’Atreo,
o Ippodàmia, lei dormiente
2254adagia su i gradi del tempio
tàurico fatta più bella!
Tal, figlia d’Enomao, che stai
tra l’eroe preparato
e i quattro corsieri anelanti,
videro i miei occhi novelli
illuminarsi l’antico
2261mistero cui veste il tuo peplo.
Un’armonia inaudita
congiunse allora nel sogno


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