Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/111

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DELLA TERRA E DEGLI EROI

la rigidità del tuo marmo
alla flessibile forza
in me viva; e sorsero accordi
senza numero belli
2268tra i miei spini e i miti divini.

Ma la parola dell’uomo
è tarda in seguir dagli abissi
ai vertici l’avvolgimento
dell’anima alata.
Espressa in ardore di suoni
non ho la figura che nutro
2275della mia midolla più forte,
o Statua sculta pel fronte
sereno del Tempio,
né detto perché la tua fredda
pietra si muti ai miei occhi
nella sostanza infiammata
cui l’arte mia teme e travaglia.
2282Chi mai dunque sotto il velame
scoprirà l’imagine ascosa?
Forse colui che, esperto
e vigile, ode in un soffio
del vento rivivere i morti,
rigiugnersi le parentele
obliate, sotto l’incauta
2289prole ansare il sen della Terra.


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