Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/113

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DELLA TERRA E DEGLI EROI

robusta eran degni del dio
enagònio. Gravando
sul piè manco il peso del corpo
divino, ei reggeva col braccio
inflesso il pargolo ignudo.
Ei giovine assunto alla forma
2324perfetta portava il nascente
germe inteso a spandersi in gioia,
a sorgere nella pienezza
dell’essere e della potenza.
Così per visibili segni
raffigurata mi parve
nel Divenire Eterno
2331l’immortalità della Vita.

“O figlio di Maia„ pregai [Preghiera a Erme]
“figlio dell’Atlantide Maia
dall’affocata faccia,
che onoro notturna fra gli astri
Pleiade dai sandali belli
dal crin di giacinto, che invoco
2338fra le sue sorelle celesti,
odimi, o Criseotarso,
Amico degli uomini. Scendi
dal fulcro quadrato,
àrmati del pètaso il capo,
allaccia gli aurei talari
ai malleoli, teco togli
2345la verga di tre rampolli,
la lunga clamide, l’arpe


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