Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/125

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
DELLA TERRA E DEGLI EROI

S’accendono i fari. Nei porti
le ciurme si scagliano all’orgia.
Le città splendono di febbri
come un astro è cinto di aloni.
2667Col rombo il tràino amplia la notte.

Odimi, precipite Nunzio,
alto Messaggero celeste.
L’aere notturno e diurno
palpita di umani messaggi.
Commessa al silenzio dell’Etra
la parola attinge i confini
2674remoti. Serpeggia silente
pei bàratri equorei, sotto
i nettunii pascoli; emerge
lungi perfetta nei segni,
narra gli eventi, conduce
le imprese, congiunge le stirpi,
infèrvora i forti alla gara.
2681La voce, la voce sonora,
formata dal labbro spirante,
in cavo artificio s’ingolfa,
di sillaba in sillaba vibra
tacitamente lontana,
ravvivasi come in profonda
bùccina e favellare
2688l’ascolta l’orecchio inclinato.

O Viale, come le vene
per entro ai marmi di Sparta


- 111 -