Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/129

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DELLA TERRA E DEGLI EROI

giganteggiano a un tratto
con volti di bragia,
2779s’armano d’una ossatura
erculea, grande hanno il fiato
e polsi hanno violenti
per stringere l’anima umana
e scuoterla dalle radici
e svèllerla e darla al ludibrio
dei desiderii! E l’Amore,
2786o Erme, il giovinetto cnidio
triste come un rogo consunto
ascolta per entro a’ capegli
che sono un unguento stillante;
languisce in un freddo sudore;
poi vuota la tazza che gli offre
la Morte, ove tutti i piaceri
2793spremuti fanno un sol tòsco.

Padre d’Ermafrodito,
non tu creasti l’oscuro
Andrògino al far della notte,
ebro di melodia
in un torrente di suoni
premendo l’amata da tutti
2800Anadiomene d’oro?
Noi anche, ahi sì brevi, sul lito
d’Eternità sognammo
le mescolanze vietate,
sdegnando di saziarci
pur sempre con la dolcezza


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