Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/16

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LAUDI DEL CIELO DEL MARE


[Alle Pleiadi e ai fati]

Crepiterà nel fuoco il salso legno,
su la cervice del leon proteso;
e taluno vedrà di lungi il segno

insolito e dirà: “Qual mano acceso
5ha il rogo audace? Quale iddio su l’erte
rupi nel cuore della fiamma è atteso?„

Non un iddio ma il figlio di Laerte
qual dallo scoglio il peregrin d’Inferno
con le pupille di martìri esperte

10vider tristo crollarsi per l’interno
della fiamma cornuta che si feo
voce d’eroe santissima in eterno.

“Né dolcezza di figlio...„ O Galileo,
men vali tu che nel dantesco fuoco
15il piloto re d’Itaca Odisseo.

Troppo il tuo verbo al paragone è fioco
e debile il tuo gesto. Eccita i forti
quei che forò la gola al molle proco.

L’àncora che s’affonda ne’ tuoi porti
20non giova a noi. Disdegna la salute
chi mette sé nel turbo delle sorti.

Ei naviga alle terre sconosciute,
spirito insonne. Morde, àncora sola,
i gorghi del suo cor la sua virtute.


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