Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/160

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

3661squassavano in pugno gridando
di gioia coi lordi capelli
coperti di bianca rugiada,
con le calcagna gravi
d’umida zolla e di foglie.
Come stuol d’aquile senza
nido, venivan le nove
3668Castàlidi a volo nell’alba,
lacere i pepli, sconvolte
le chiome, odorate di sangue
e d’incendio, ebre di risa
e di pianti, tumultuose
di forze atroci e d’amori
ineffabili, piene
3675i polsi di ritmi discordi.

Venivano dai porti
inferni ove tutte le lingue
umane suonan fra tutti
i gemiti e i rùgghii del ferro
domato; venivano dalle
città di lucro ove la vita
3682cupida senza schiuma
e senza sudore s’affretta
su le rotaie corusche,
stride su la gèmina lama
che non ha guaina né punta.
Visitato aveano le folte
moltitudini, udito
3689aveano i canti feroci


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