Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/182

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

dei pampini con una traccia
più cupa, e i raggi per entro
4291vi piovevano in guisa
di torqui di anelli di armille;
sì che vestiti d’azzurro
e di monili vagammo
quivi ascoltando i cantari
delle donne ionie che nude
le braccia lavavano i lini
4298in trògoli tutti di marmo.
Vedendo bagnare un bel velo,
non dell’irto eufòrbio archilòchio
noi ricordammo i cruenti
aculei ma l’unico fiore
nato di due pètali soli:
“Alcibìe dopo le nozze
4305offre a Era il velo crinale.„

Andro ci apparve sull’acque
tutt’avvolta dal repentino
scroscio della nube d’agosto,
come tessitrice odorata
dietro telaio d’antica
foggia intenta a tessere argento
4312pur con alcun filo commisto
di porpora forse venuta
a lei dalle pésche di Giaro:
spirava per quell’erte trame
olezzo d’aranci e di cedri.
Ma l’odore di Siro


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