Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/196

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

In contro al faro di Psittàlia
il mare si frange in ruine
di sepolcri; e forse colui
che in pugno alla dea Poliàde
4690pose il remo invece dell’asta,
forse Temistocle quivi
dormì su lo scoglio rugoso
finché l’acque di Salamina
non si ripresero l’ossa
dell’eroe che tinte le avea
col sangue dell’Asia. Pur quanto
4697è più dolce al piloto
in calde arene colcarsi!
“A Fàlero voglio approdare.
All’àncora mia date fondo.
E poi seppellitemi all’orlo
del lido, nella rena giù.
Quivi marinai sbarcheranno,
4704ch’i’ oda lor voci da giù.„

Canta tuttavia le canzoni
sue roche quel pescatore,
che non si nomava Fintìlo
e non Ermonàce, nerigno
come il guscio della carruba
grata ai giumenti, ma grigio
4711intorno al collo la barba
come intorno a scalmo consunto
sfilaccia di stroppo? Pensammo
che offerto egli avesse al dio


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