Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/208

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

per consegnarli all’abisso.
Or tu, nella mia dipartita, [Deliaca Lex]
o Rupe, da tutta la tua
nudità cui più non fa velo
il fumo delle ecatombi,
5033ripeti a me l’unica legge
cui voglio obbedire: SII PURO.
T’obbedirò nella luce
t’obbedirò nell’ombra,
Delìaca Legge, che splendi
su l’Ellade come il suo cielo
pudico. In segreto e in palese,
5040per sempre sarò tuo fedele.

Vertice del Cinto, e sovente
io ti manderò sacri doni.
Narravano i Delii che a quando
a quando sacri doni,
involti in paglia di grano,
giungessero dal paese
5047degli Iperborei in Iscizia;
e che dalla Scizia, trasmessi
di popolo in popolo, verso
occidente, fosser recati
sul Golfo Adriatico e poi
ad austro, primieramente
raccolti in Dodona da Ellèni,
5054scendessero nell’Eubea
e quindi sino a Carìsto;
e che dai Caristii, lasciata


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