Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/226

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

ma rapidità senz’acume
che bassa scivola, immune
tra la ferrea fune sospesa
5544e il duplice ferro seguace.

Conosco la ferita
che nella via necessaria
fa la rotaia lucente
agli occhi della tristezza
smarrita per quell’aria atroce,
quando non ha più voce
5551la bocca convulsa che occlude
la cenere dei sogni
masticata nel fiele
rigurgitante, e dalle nude
mani pare avulsa
l’ugna che sapea ghermire,
e sola nel collo
5558la caròtide pulsa
come la sbigottita
rondine cui l’infantile
carnefice strappa le piume
di nascosto, e il cuore è frollo
come la carogna vile
che sul bitume
5565si matura al sole d’agosto.

Ben vi so, torridi giorni,
meriggi funerei,
incontri spaventosi


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