Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/236

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

statue degli archi trionfali,
Speranza volante su ali
recenti come i fiori nati
5831sotto le rugiade celesti,
passo degli artefici dèsti
all’opere sonoro come
scalpitìo d’esercito grande,
rombo che si spande dai mossi
congegni pel vitreo duomo,
oh Alba, oh risveglio dell’Uomo
5838eletto al dominio del Mondo!



XVII.
CHI fu che mangiò gli escrementi
su la piazza publica, in pani?
Ezechiele, il profeta [Il profeta coprofago]
belluino, figliuol d’uomo,
il vate dei carmi ruggenti.
E dalle sue labbra immani
5845irte di pel selvaggio e lorde
proruppe un divino
fiume di poesia
che scrosciò su le nazioni
sorde, travolse i re vani,
sommerse i popoli spenti.
O città di sangue e di lucro,
5852di magnificenze e d’obbrobrio,
di sacrificii e d’amore,


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