Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/250

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

e la furia delle acque
e l’impeto dei vènti
e l’ingombro delle nubi,
6230la spada la mensa il fardello,
il teschio dell’arìete,
il festone di quercia,
la medaglia superba;
e quegli sguardi e quei gesti,
anima mia, quelle pupille
che ti guatavano dal fondo
6237dell’infinito terrore!

E quivi tutto era più grande
e più grave, e senza patria,
e d’immemorabile etade,
e sotto il flagello
d’inconoscibili numi.
Colei che avea generato
6244stanca era d’una immensa
maternità, come
se dal suo ventre escito fosse
il peso delle nazioni
maledette, con un travaglio
orrendo; e le sue mammelle
eran come l’urne dei fiumi.
6251Profondato nell’oscuro
sonno era il dormiente,
come un monte sotto i silenzii
dei mari primordiali
onde sorgerà in un giorno


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