Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/252

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

d’un volto, dal lembo agitato
d’un manto, dal volgersi ratto
6286d’un pargolo verso la poppa,
dal ripiegarsi d’un corpo
senile nell’ultima sosta.
E sventure senza nome,
desolazioni senza voce
e senza pianto, lutti
accecati dall’amarore
6293delle lacrime esauste,
tormenti non conosciuti
dagli antichi tiranni
né dagli esuli iddii,
enormità di doglia
e di follìa smisurate
pesavano nella stanchezza
6300d’una pallida mano.

E tutte le membra, come
la mano, erano carche
di patimento mortale
e s’accasciavano al suolo
con ossature di piombo;
o, risvegliate dal rombo
6307della morte improvviso,
balzavano nel terrore
protese verso lo scampo,
erette contra il periglio,
contratte sotto la minaccia;
e i muscoli nelle braccia


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