Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/253

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DELLA TERRA E DEGLI EROI

le vèrtebre nelle schiene
6314le còstole nel torace
le arterie nel collo
i tendini alle calcagna
erano come le bestemmie
le implorazioni e le grida
opposte ai fati avversi,
eran come le bocche urlanti,
6321gli irti crini, gli occhi riversi.

E, come su mare notturno
s’ode talor clamore
di naufragio lontano,
venìa dallo spazio incurvo
da quel gorgo soprano
la voce di tanto dolore
6328confusamente, e fioca e forte.
E talor si facea
di repente un silenzio
più crudo che tutte le grida;
ma durava nel vano,
come il bronzo che vibra,
il rombo eternal della morte.
6335E alcuna delle creature
accosciate nell’ombra,
sotto l’invisibile mola
ond’era premuta
continuamente, con voce
rimasta per secoli muta
disse l’antica parola:


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