Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/262

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

tutte in alterno cantare
le maestranze del mare
6573disser le tue lodi con me.

O Thalassia, Sibilla
di grandi oceaniche sorti,
divinatrice serena
di turbini e di naufragi,
Euploia, esulata in ambagi
ove impera il dio molle
6580che dalla bellissima argilla
separò gli spirti e li volle
infermi di nera vergogna,
odimi. Io ti chiedo: Che guardi?
L’occhio tuo fisso non sogna
né pensa, ma vede
come nessun altro mai vide.
6587Non lacrima né sorride:
vede meravigliosamente.
Che guardi? Una cosa fuggente,
o una che giunge dai mari
onde tu stessa venisti?
Scendere su i popoli tristi
le ceneri crepuscolari,
6594o sorgere l’albe cruente?

Che guardi? Un Liberatore
inchiodato a una quercia
alta mille volte cinquanta
cùbiti, come l’Agageo


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