Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/264

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

sonvi giardini profondi
6629ove favellare si possa
co’ i saggi e gli aedi, se fonti
vi sono per tergersi dopo
le lotte, colline silenti
che sostengano anfiteatri
di marmo sacri ai tragèdi,
se inni, se musiche pure,
6636se ancor vi son lauri, andiamo!

Per udire il grido d’un maschio,
per vedere un braccio levato
a percuoter forte il rivale,
per sentir l’odore del sangue
sparso e dell’ebrezza brutale,
per ingannar la mia sete
6643di vivere in atti ed in opre,
o fresca Oceànide, innanzi
ch’io venissi a te, disperato
vagai per l’antica
via strepitosa di carri
lorda d’escrementi e d’avanzi
accecante di luce dura.
6650E su quella lordura
l’anima mia ne’ miei sensi
crudeli perdutamente
aspirò il divino fiato
che venìa dagli immensi
deserti dell’Agro fiorente
d’anèmoni e d’asfodèli;


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