Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/294

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

E io dissi: «L’uomo è l’eguale
dell’uomo dinanzi alla spica
mietuta in silenzio o con canti.
E questa è la sola eguaglianza,
questo il gran diritto terrestre
7490che inscritto sta nella zolla».
E parvemi, sopra la folla [Riapparizione di Demetra]
sazia di pane recente
carica di pura farina,
intraveder la divina
benignità sorridente
della Dea che è cittadina
7497per la sua corona murale.

E un’altra ora fu larga
alla mia speranza; e fu l’ora
notturna della mia Musa
quando apparve in veste sanguigna
alla moltitudine chiusa
nell’anfiteatro profondo
7504che fremea di fremito immane.
Quivi rotto fu l’altro pane: [L’altro pane]
fu dato all’unanime cuore
il bene che supera tutti,
il cibo più dolce dei frutti
nati di radice terrena,
il rapido oblìo della pena
7511assidua e del duro bisogno,
il nepente del sogno
che svela nel lume d’un astro


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