Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/58

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

tauri, e l’economa Eurinòme,
e Femio il cantore, e nell’orto
cinto di pruni Laerte
756curvo a rincalzare l’arbusto.

Or la figlia d’Icario [Il rimpianto di Penelope]
guatava la torma dell’oche
clamose beccare dal truogo
il biondo fromento, e niuna
aquila calata dal monte
franger la cervice alle imbelli
763come nel sogno antico.
Ma il talamo vasto,
tutto di legno d’olivo
lavorato di man dello sposo,
confitto con chiovi d’argento
saldamente al ceppo natìo
che abbarbicato era con ferme
770stirpi alla durezza terrestre,
il talamo antico d’Ulisse
anco una volta deserto
si stava, e per sempre,
sotto la pelle bovina
cui rodean le vigili tarme.
“Deh, un qualche iddio mi rapisca,
777o mi fieda Cintia d’un telo!„

Rammaricavasi acerba
la moglie incorrotta. E la casa
di strepitosi chieditori


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