Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/89

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DELLA TERRA E DEGLI EROI

Demòstene Isòcrate Lisia;
1638invocammo Pindaro invano.

Ma splendean come astri nell’etra,
come le Pleiadi e l’Orsa,
nella moltitudine immensa
quattordici atleti. Il fulgore
dei sette e sette epinicii
ardea nell’eroico sangue.
1645Perpetuavasi il ritmo
dell’olimpica Ode
nei polsi del pùgile. L’ala
della triade sagliente
armava i mallèoli certi
al corritore del lungo
stadio. Ecco il bello Efarmosto
1652d’Opunte, Ergotèle d’Imera,
Psaumida di Camarina.
Ecco Agesia Siracusano
della profetica gente
iamìde, di Sòstrate prole.
Ecco Alcimedonte egineta,
d’Egina dai grandi navigli,
1659della blepsiade gente.

E d’improvviso apparve [Pindaro]
fiammeo di porpora coa,
pari a inestinguibile vampa,
nella moltitudine solo,
più solo dell’aquila a sommo


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