Pagina:D'Annunzio - Laudi, II.djvu/38

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DELLE LAUDI - LIBRO

d’Italia, e quel Dante che alzasti
nel bronzo, al conspetto dell’Alpe
115dura solo più che le rupi,
gran Mésso dei fati venturi,
signore del Canto sul mondo.
Passano i Bonturi
e il seguace lor gregge immondo.

120Non fare lamento. Perdona
pel lungo martirio di Dante,
perdona pel chiuso dolore
di Quegli che disse la grande
parola. Sovvienti? Ei ti vide
125perduta, ei vide tanto sangue
invano sparso, tanto fiore
di libere vite
invano reciso,
Trieste come te perduta,
130come te perduta
l’Istria, alla mercè del nemico
le porte d’Italia, ottenuta
Venezia con man di mendico,
laggiù laggiù sola su l’Adria
135la macchia di Lissa, l’infamia,
tutta l’onta; e disse: “Obbedisco„.


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