Pagina:D'Annunzio - Laudi, II.djvu/81

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SECONDO - ELETTRA

tinto in vermiglio      ritorna al quarto assalto
per la Corsina      e sprona il suo cavallo
su la scalèa,      gli dà ferocia ed ali,
510colpito in petto      non fa motto né lai, [Villa Corsina]
vuota la sella,      stramazza, con le braccia
aperte e il ventre      prono sul sasso sta;
ed ecco i suoi      già pronti a dargli bagno
di grana e coltre      di porpora, le lame
515battute a freddo,      le lance di Romagna,
che per ammenda      di Velletri han pagato
un fiero scotto,      eccoli tempestare
su l’atterrato      per trar dalla battaglia
il corpo e dargli      sepoltura, gli eguali
520dei belli Achei      corazzati di rame
sul corpo di      Patroclo nato dal
cielo, del caro      al Pelìde compagno;
mentre dardeggia      la voce del grifagno
Bixio ferito      di piombo all’anguinaglia,
525voce di scherno,      che fischia sfonda e taglia
come la spada      che tronca gli è rimasta
nel pugno; e il fabro      d’inni Mameli, il vate
soave come      Simonide ceo, ma
più puro che      l’ospite di Tessaglia,
530guerreggiatore      laureato, sul franto
ginocchio cade      sorridendo; e di vasta
anima un altro      artefice, il lombardo


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