Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/111

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TERZO - ALCIONE


Quasi fucina il vespro ardea di cupi
fuochi; gridavan l’aquile nell’alto
cielo, brillando il crine delle rupi
20qual roggio smalto.

Come profusi fuor dell’urne infrante
parean ruggir nell’affocato cerchio
i fiumi, l’Arno del selvaggio Dante,
la Magra, il Serchio.

25Ed ella disse: “Non l’Orfeo treicio,
non su la lira la divina testa,
ma colui che si diede in sacrificio
alla Tempesta.

Oggi è il suo giorno. Il nàufrago risale,
30che venne a noi dagli Angli fuggitivo,
colui che amava Antigone immortale
e il nostro ulivo.„

Dissi: “O veggente, che faremo noi
per celebrar l’approdo spaventoso?
35Invocheremo il coro degli Eroi?
Tremo, non oso.


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