Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/151

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TERZO - ALCIONE


ardi.
155Ecco l’erba, ecco il verde, ecco una canna.
Ecco un sentiere erboso. Guarda, al fondo,
guarda i monti Pisani corrucciati
sotto le vaste nuvole di nembo.

glauco.
Ardi, non odi gracidìo di corvi
160là verso il mare? Scendono alla foce
del Serchio a branchi, e tesa v’è la rete,
dissemi il cacciatore di Vecchiano.

ardi.
Il Serchio è presso? Volgiti all’indizio.
Ecco la sabbia tra i ginepri rari,
165vergine d’orme come nei deserti.
Si nasconde la foce intra i canneti?
La scopriremo forse all’improvviso?
Ci parrà bella? No, non t’affrettare!
Lascia il cavallo al passo. È dolce l’ansia,
170e viene a noi dal più remoto oblio,
vien dall’antica santità dell’acque.
Liberi siamo nella selva, ignudi
su i corsieri pieghevoli, in attesa
che il dio ci sveli una bellezza eterna.
175Non t’affrettare, poi che il cuore è colmo.


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