Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/152

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DELLE LAUDI - LIBRO


glauco.
Bocche delle fiumane venerande!
Lungo le pietre d’Ostia è più divino
il Tevere. Soave è nei miei modi
l’Arno. Il natale Aterno, imporporato
180di vele, splende come sangue ostile.
E l’Erìdano vidi, e l’Achelòo,
e il gran Delta, e le foci senza nome
ove attardarsi volle invano il sogno
del pellegrino. Ma che questa, o Ardi,
185sia la più bella mi conceda il dio;
perché non mai fu tanto armonioso
il mio petto, nè mai tanto fu degno
di rispecchiare una bellezza eterna.

ardi.
Oh, mistero! La verde chiostra accoglie
190i vóti, qual vestibolo di tempio
silvano. I pini alzan colonne d’ombra
intorno al sacro stagno liminare
che ha per suo letto un prato di smeraldi.
Nel silenzio l’imagine del cielo
195si profonda: non ride nè sorride,
ma dal profondo intentamente guarda.

glauco.
Odi la melodia del Mar Tirreno?


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