Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/213

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TERZO - ALCIONE


5sonar sul loto la palustre auleda,
istrepire il falasco e la saggina,
subitamente del mio cor rapina
tu fai, di me che palpito fai preda,

o Gloria, o Gloria, vulture del Sole,
10che su me ti precipiti e m’artigli
sin nel focace lito ove m’ascondo!

Levo la faccia, mentre il cor mi duole,
e pel rossore de' miei chiusi cigli
veggo del sangue mio splendere il mondo.



L’ALA SUL MARE.

ARDI, un’ala sul mare è solitaria.
Ondeggia come pallido rottame.
E le sue penne, senza più legame,
sparse tremano ad ogni soffio d’aria.

5Ardi, veggo la cera! E’ l’ala icaria,
quella che il fabro della vacca infame
foggiò quando fu servo nel reame
del re gnòssio per l’opera nefaria.


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