Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/222

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DELLE LAUDI - LIBRO


ICARO disse: “La figlia del Sole
amai, che per libidine soggiacque
alla bestia di nerbo più potente.
Splendea divinamente
155la sua carne quand’ella penetrava
nel simulacro per imbestiarsi.
Io chiuso in me riarsi.
Io, quando vidi il callido boaro
la prima volta addurre
160alla falsa giovenca il toro bianco
che si battea il fianco
sonoro con la fersa della coda
adorno i corni brevi d’una lista
di porpora, balzai gridando: ‘O Sole,
165a te consacrerò sopra la rupe
inconcussa, oggi un’aquila sublime!’
E andai verso le cime
con la bipenne l’arco e le saette,
ben coturnato, a far le mie vendette.„

170DISSE: “Da prima vidi l’ombra vasta
palpitar su la torrida petraia.
Fulvo il macigno, cerula era l’ombra.
E dopo udii la romba
delle penne per l’aer verberato.


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