Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/228

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DELLE LAUDI - LIBRO

305ei vede, onniveggente;
e dell’arte di Dedalo si cruccia
e mi scopre nel cor la piaga acerba,
nel cor che non si lagna,
cui dìttamo né stebe non mi vale.’
310Mi gravai d’ambo l’ale
congiunte con la stringa del mio cinto;
e l’alta volontà fu la compagna
della doglia fatale
quando, scorto dal dio, di sangue tinto,
315scesi dal monte verso il Labirinto.„

ICARO disse: “L’officina arcana
era in una caverna del dirupo,
dietro il porto d’Amniso
a levante di Cnosso, erma sul mare.
320S’udiva starnazzare
e stridere d’uccelli senza tregua,
pe’ fóri dello scoglio ferrugigno.
Il suolo di macigno
consparso era d’antichi dolii rotti
325e di fimo biancastro.
Rimbombavano al Giàpice salmastro
le concave pareti
come le curve targhe dei Cureti


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