Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/23

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TERZO - ALCIONE

180e sostanza dell’aere è il pensiere.
Navigando nell’alta notte illune,
noi vedremo rilucere la riva
del diurno fulgor ch’ella ritiene.
Stamperai nelle arene
185del Fàlero orme ardenti. Ospiti soli
presso Colono udremo gli usignuoli
di Sofocle ad Antigone cantare.

Vedremo nei Propìlei le porte
del Giorno aperte, nell’intercolunnio
190tutto il cielo dell’Attica gioire;
nel tempio d’Erettèo, coro notturno
dai negricanti pepli le sopposte
vergini stare come urne votive;
la potenza sublime
195della Città, transfusa in ogni vena
del vital marmo ov’è presente Atena,
regnar col ritmo il ciel la terra il mare.

Alcun arbore mai non t’avrà dato
gioia sì come la colonna intatta
200che serba i raggi ne’ suoi solchi eguali
All’ora quando l’ombra sua trapassa
i gradi, tu t’assiderai sul grado
più alto, co’ tuoi calami toscani.


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