Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/24

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DELLE LAUDI - LIBRO

La Vittoria senz’ali
205forse t’udrà, spoglia d’avorio e d’oro;
e quella alata che raffrena il toro;
e quella che dislaccia il suo calzare.

Taci! La cima della gioia è attinta.
Guarda il Parnete al ciel, come leggiero!
210Guarda l’Imetto roscido di miele!
Flessibile m’appar come l’efebo,
vestito della clamide succinta,
che cavalcò nelle Panatenee.
Sorse dall’acque egee
215il bel monte dell’api e fu vivente.
Or tuttavia nella sua forma ei sente
la vita delle belle acque ondeggiare.

Seno d’Egina! Oh isola nutrice
di colombe e d’eroi! Pallida via
220d’Eleusi coi vestigi di Demetra!
Splendore della duplice ferita
nel fianco del Pentelico! Armonie
del glauco olivo e della bianca pietra!
Ogni golfo è una cetra.
225Tu taci, aulete, e ascolti. Per l’Imetto
l’ombra si spande. Il monte violetto
mormora e odora come un alveare.


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