Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/231

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TERZO - ALCIONE

e sópravi disteso avea l’omento,
la grassa rete che le interiora
degli animali include, ben dissecco.
E sul congegno solido e leggero
385ei disponea per ordine le penne,
dalla più breve alla più lunga elette
acutamente, come nella fistola
di Pan le avene dìspari digradano
per la natura dei diversi numeri.
390E lino e cera usava a collegarle,
cera immista di ragia, come dissi.
E le sapeva inflettere con tanta
arte, per imitar la curvatura
della vita, che l’ala su la pietra
395inerte parea trepida e tepente
e penetrata d’aere, ventosa
come fosse per rompere dal nido
o per posarsi dopo lungo volo.„

ICARO disse: “Non veduto, vidi.
400Misi gli occhi per entro ad un rosaio,
ove all’alito mio silentemente
si sfogliarono due tre rose passe.
Parve che si sfogliasse
con elle e si sfacesse il cuor mio caro.


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