Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/234

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DELLE LAUDI - LIBRO

455Parea dal corpo snello
dileguarmisi il triste peso come
dal cielo eòo si dileguava l’ombra,
e nella carne sgombra
un aereo sangue irradiarsi.
460Nel cielo eòo comparsi
i pallidi crepuscoli, il messaggio
della Titània fece su per l’acque
un infinito tremito tremare.
Subitamente il giubilo del mare
465si converse in desìo tumultuoso,
irto le innumerevoli sue squamme.
Allor tutte le fiamme
del giorno dal mio cor parvero nate,
per sempre tramontate
470dietro di me le stelle della notte,
l’ali della mia sorte
già nel periglio glorioso aperte.
Ahi, su la pietra inerte
si giacevan gli esànimi congegni,
475e le mie braccia umane erano spoglie
della virtù pennata
che la mia scure avea tronca sul monte
in giorno di vittoria.
E sùbito mi fu nella memoria
480la tenacia del nesso tendinoso


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