Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/265

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TERZO - ALCIONE


Il pino irsuto diede il molle fico,
i narcissi fioriron su i ginepri,
danzò il veltro armillato con le lepri,
220e l’antico fu novo e il novo antico.

Oh maraviglia! Come l’elitropio
al Sol, volgeasi al suono la soave
donna dalla sua porta. E l’architrave
parea sculto da Dedalo il Cecropio

225e lo stipite rozzo una colonna
del Palagio di Pelope l’Eburno,
quando il pastor dicea: “Come l’alburno,
intorno al cuore mi biancheggi, o donna!„

Divenuta più candida nel suono
230ell’era, come il lin nell’acqua infuso.
Sorridea sempre. E la conocchia e il fuso,
la spola e i licci erano in abbandono.

Pe’ capegli repente l’abbrancò,
pe’ suoi capegli come l’uva nera,
235come il folto giacinto a primavera,
come dell’edera il corimbo forte,


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