Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/296

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DELLE LAUDI - LIBRO


quei che intende i linguaggi degli alati,
strida di falchi, pianti di colombe,
ch’eguale offre il cor candido ai rinati
120fiori e alle tombe,

quei che fiso guatare osò nel cèsio
occhio e nel nero l’aquila di Pella
e udì nova cantar sul vento etesio,
Saffo la bella,

125il figlio di Vergilio ad un cipresso
tacito siede, e non t’aspetta. Vola!
Te non reca la femmina d’Eresso,
ma va pur sola;

ché ben t’accoglierà nella man larga
130ei che forse era intento al suono alterno
dei licci o all’ape o all’alta ora di Barga
o al verso eterno.

Forse il libro del suo divin parente
sarà con lui, su’ suoi ginocchi (ei coglie
135ora il trifoglio aruspice virente
di quattro foglie


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