Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/55

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TERZO - ALCIONE

e a Ostia, nella sacra bocca
del Tevere irta di prore
gonfia di vele
205ingombra de’ lunghi granai.


OVUNQUE falciai e trebbiai
nel grande Lazio tirreno,
alle porte dell’Urbe e al confine
estremo, fra il Tevere e il Liri,
210in ogni più fertile plaga.
Ma a te vanno i miei sospiri,
a te, ombra del Monte Circèo
letifera come il veleno
e il carme dell’avida maga
215che tenne l’insonne
piloto re d’Itaca Odisseo
nel letto dall’alte colonne.
Quivi ancor regna nel Monte
l’Iddia callida, figlia del Sole;
220e spia dal palagio rupestre,
tra sue stellate pantere
e sue tazze attoscate di suchi.
Gemon prigioni i suoi drudi,
bestiame del suo piacere,
225cui ella tocca la fronte


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