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122 notturno


Dietro la canna dell’arme avversaria, che mi manda la prima ràfilca, distinguo il bianco atroce dell’occhio.

Scorgo sul campo giallastro una riga di bombe grige allineate, coi governali che luccicano.

Mi penetra la sensibilità del cielo commosso dalle onde che recano i messaggi della battaglia carsica lontana.

Vedo il gesto accorto del nemico roteante, che invita alla discesa e alla resa.

Mi volto, con un gran sussulto, come se qualcuno mi tocchi. A destra del volante abbandonato da Luigi Bailo, lungo il bordo della carlinga, su la linea dell’apparecchio di mira, vedo il luogo preciso dove s’appoggia il mio collo: preciso come il luogo acconcio che indicava alla vittima inginocchiata dinanzi al ceppo l’uomo della mannaia.

Quale mano imperiosa mi spinge e mi piega?