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Vólti vólti vólti, tutte le passioni di tutti i vólti, scorrono attraverso il mio occhio piagato, innumerabilmente, come la sabbia calda attraverso il pugno. Nessuno s’arresta. Ma li riconosco.

Non è la folla romana di maggio, nella sera del Campidoglio? Enorme, fluttuante, urlante.

Sento il mio pallore ardere come una fiamma bianca. Non v’è più nulla di me in me. Sono come il demone del tumulto, sono come il genio del popolo libero.

La mia costanza di trentanni, il mio amore e la mia carità dell’Italia bella, il coraggio della mia solitudine, il mio canto nel deserto, il mio dispregio del disconoscimento e del vituperio, la pazienza della mia aspet-