Pagina:D'Annunzio - Notturno.djvu/251

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notturno 239


Lo spettro sidereo è nel mio occhio infermo.

Chiedo: «Si può vedere di qui la luna novella?»

Ella si alza in piedi. La sua figura s’intaglia su la vetrata. Mi sembra ingrandita da un sospiro represso.

«Non la scopro» ella risponde. «Vuoi che vada nel giardino per cercarla?»

Le do la mia ansia. La mia ansia le dà un’ala che riempie l’ombra della stanza.

Ella discende. L’ombra s’incupisce, il cielo è cinerino. Diventa opaco e inerte.

La Sirenetta riappare. Odo la sua leggerezza per la scala come una melodia saliente.

Porta ella sotto i piedi la falce della luna?

Porta ella il diadema dalla luna su la sua fronte?

Ella dice: «La lunetta è dietro la casa. Non puoi vederla.».