Pagina:D'Annunzio - Notturno.djvu/321

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notturno 309


Il fuoco trilla, cinguetta, garrisce.

Distinguo nel coro acceso un altro suono.

Il suono estraneo cresce di forza. Il canto sembra che ceda.

Indovino la pioggia.

La pioggia scroscia sul canto come sopra un incendio basso di sermenti.

Il canto si divide in strette lingue di fiamma.

A poco a poco la pioggia l’opprime, lo fiacca, lo spegne.

Lo scroscio eguale domina.

La Notte ritorna; poggia i gomiti alla lettiera; si pone su la bocca il suo dito nero, e mi fissa.



Ho sempre sete. I torturatori mi vietano di bere, e continuano ad acciaiarmi con l’iodio la bocca.

Oggi una parola, nel cervello vacuo, il suono d’una parola insi-