Pagina:D'Azeglio - Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta, 1856.djvu/143

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Capitolo XI.


La cattura di Pietraccio e della madre era un accidente che poteva aver gravi conseguenze per Martino, e turbare l’esecuzione dei progetti di D. Michele: se n’erano fatta parola scambievolmente ed erano d’accordo che bisognava far fuggire l’assassino onde non venisse condotto a Barletta, ove avrebbe potuto palesare la condotta tenuta dal capitano. Ma il modo non era facile trovarlo senza che n’avesse il carico chi lo dovea guardare.

Quando Fieramosca era venuto per ottener l’ingresso del carcere, turbato com’era per la quistione avuta con Fanfulla, non potè così alla prima giudicare se ciò potesse guastare od aggiustare le cose sue. Ebbe però bastante talento per prender tempo confidando nell’astuzia del suo nuovo amico, e risalì da lui sperando avrebbe trovato il modo di sbrigarlo da quel viluppo. Quando D. Michele udì la domanda di Fieramosca disse:

— Se l’avessimo pagato non ci avrebbe serviti meglio. Lasciate fare a me, Conestabile, e vedrete se so lavorar pulito. Ma.... ricordatevi!

— Resta inteso, non occorr’altro. Però.... le monache....

— Le monache, rispose D. Michele ridendo, non le toccheremo; state pur quieto. Ora datemi la chiave della prigione ed aspettatemi qui.

— Prese le chiavi, scese al pian terreno ed aprì la porta piano piano: tese l’orecchio, ed udendo che la madre ed il figlio stavan parlando, si fermò sul primo scalino dei quattro o cinque che scendevano in quel-